
Autunno: il sapore della trasformazione
Ogni anno l’ autunno arriva portando con sé il sapore del cambiamento e della trasformazione. La bella stagione è ancora la protagonista delle giornate settembrine ma fanno capolino le prime piogge, le temperature si addolciscono mentre in un attimo, il sole, ancora vivace, arriva ad asciugare la terra e l’aria.
Dopo le vacanze mi sento rilassata e inizio a percepire l’armonia dentro e fuori di me. Riaprono le scuole, il lavoro ricomincia e ahimè, vivendo in una grande città, anche il traffico.
Il vento è più fresco, l’aria è effervescente, questo forse dipende anche dal raffreddamento delle temperature che provoca, su vaste zone del nostro emisfero, le tempeste; esse sviluppano un’energia da poter sfruttare a nostro favore. Ho portato con me però la lentezza dei giorni dell’estate, quindi mi sento calma e allo stesso tempo particolarmente ricettiva, riesco ad integrare meglio tutto quello che mi accade, guardo la mia solita vita da una prospettiva nuova e più chiara.
Nuovo ciclo dentro e fuori di me
Faccio fatica a rientrare nella routine giornaliera perché il ricordo delle vacanze è vicino. Allo stesso tempo ho voglia di buttarmi in un nuovo ciclo.
Ho tante sensazioni che si bilanciano perfettamente: da una parte sento il desiderio di oziare ancora e godere delle ultime giornate di caldo, dall’altra ho voglia di ricominciare e di entrare finalmente nel buio dell’inverno.
L’arrivo dell’oscurità
Quest’ultimo è in realtà un vero desiderio: che arrivi un po’ di oscurità e aria fresca a placare il calore e la luce del sole.
Nella mia mente si affacciano le nuove idee insieme ai vecchi progetti, non penso però a come metterli in pratica, bensì inizio semplicemente ad interiorizzarmi, in modo da poter lavorare con me stessa.
Sento il bisogno di far uscire le radici dal mio “punto sacro” per rinsaldarmi alla terra e stare in equilibrio. Perché sono consapevole che solo dall’armonia e dall’interiorizzazione potrò partorire le scelte giuste.
Quando, tanti anni fa, ho iniziato a studiare la spiritualità wicca ho capito perché mi sento così, ho finalmente dato il significato appropriato a quel desiderio di oscurità e di solitudine, per mezzo del quale posso avvicinarmi al mio “sé selvaggio”.
La discesa
Faccio fatica a rientrare nella routine giornaliera perché il ricordo delle vacanze è vicino, allo stesso tempo ho voglia di buttarmi in un nuovo ciclo.
Ho tante sensazioni che si bilanciano perfettamente, da una parte sento il desiderio di oziare ancora e godere delle ultime giornate di caldo, dall’altra ho voglia di ricominciare e di entrare finalmente nel buio dell’inverno.
L’equinozio d’Autunno
Quest’anno, il 2025, l’equinozio d’autunno è il 22 settembre.
In questo giorno il Sole sorgerà esattamente a oriente e tramonterà esattamente a occidente. I suoi raggi faranno in modo che le ore di luce siano uguali a quelle di buio.
Il Sole entrerà inoltre nella costellazione della Bilancia, il segno zodiacale che per eccellenza rappresenta la simmetria e l’uguaglianza.
I popoli antichi agricoli – Sumeri, Romani, Greci, Celti – si prendevano cura degli ultimi raccolti, facevano le scorte prima dei rigori invernali, conservavano i semi buoni al buio per ripiantarli l’anno successivo. Così anche la civiltà contadina italiana, fino a non molto tempo fa: l’usanza era quella di occuparsi dell’ultimo raccolto e immagazzinare i frutti della terra sotto forma di conserve.
Discesa agli Inferi e mito
L’Equinozio d’Autunno lo conosciamo col nome di Mabon, dal Dio celtico della vegetazione e dei raccolti. È un Sabba minore in cui incontriamo gli antichi miti greci di Demetra e Persefone, o quelli sumeri di Inanna.
Persefone ed Inanna – come lo stesso Dio celtico – scendono nel mondo sotterraneo per morire a se stessi, dopo aver regalato agli esseri viventi le gioie feconde della terra in estate.
È proprio questo l’insegnamento fondamentale ricevuto dalla cultura pagana e dalla Wicca:
considerare l’oscurità, le viscere della terra, come un’opportunità.
La mia nuova consapevolezza mi fa vedere i mesi autunnali e invernali, portatori del freddo e del buio, come una vera benedizione, tanto quanto quelli pieni di luce.
Mabon come tempo di introspezione
L’Archetipo della discesa negli inferi ci ricorda che adesso abbiamo bisogno di introspezione.
Di toccare la nostra parte più intima, per ritrovare nell’inverno dei nuovi sogni da riportare alla luce sotto forma di progetti concreti e vitali.
Mabon non è solo questo, ma è anche l’accettazione per quelli che sono stati i nostri personali raccolti.
Non sempre possiamo godere di ciò che abbiamo seminato o ci aspettavamo. A volte quello che ci ritroviamo in mano è molto meno… e dobbiamo saper aspettare per ricevere altro, avere fiducia nel ciclo naturale della vita/morte/vita. Nel frattempo, dobbiamo far tesoro di ciò di cui disponiamo.
Il richiamo dell’Acqua
Mabon è rappresentato bene anche dall’Acqua, l’elemento dell’Ovest, che incarna le nostre emozioni, i nostri sentimenti, e che ci purifica.
Anche il fluire delle acque e lo scorrere dei fiumi ci ricordano questo tempo:
ci insegnano a saper abbandonare ciò che non ci serve più,
ciò che dobbiamo lasciarci alle spalle,
e ciò che invece dobbiamo custodire e portare con noi nel lungo viaggio invernale della vita.
Felice Mabon a tutti!
Bibliografia
- Clarissa Pinkola Estès – Donne che corrono con i lupi
- Janet Farrar & Gavin Bone – The Inner Mysteries
- Diversi siti internet
